Il 29 e 30 marzo alcuni rappresentanti del coordinamento NOPIZZONE II hanno partecipato al convegno nazionale, organizzato da Confluenza.

Il weekend del 29 e 30 marzo alcuni rappresentanti del coordinamento NOPIZZONE II hanno partecipato ad un convegno nazionale, organizzato da Confluenza, dal titolo NO ALLA SERVITÙ ENERGETICA, che si è tenuto a Livorno. Nel corso del convegno ci sono state numerose testimonianze, comprese quelle sul progetto NoPIZZONE2, di esperienze maturate nelle realtà territoriali, da nord a sud in tutte le regioni, che pagano il prezzo delle politiche energetiche basate sulla logica del capitalismo estrattivista. Secondo tale logica le energie sono una merce e il loro accaparramento non tiene conto dei territori e di chi li abita, lasciando entrambi impoveriti e deprivati.

Tra gli interventi, il prof Tartaglia, fisico, ha cercato di rispondere alla domanda “La incessante domanda di energia da chi viene e per cosa è utilizzata?” evidenziando che molti interventi non sono giustificati se non da una fame di accaparramento di risorse. Il prof. Paolo Cacciari ha poi fatto il punto sulla necessità di dare voce alle popolazioni coinvolte che sono escluse dai processi decisionali che ricadono sulle loro vite.

E’ emerso inoltre che dietro alla escalation di domanda energetica si nascondono spesso solo intenzioni speculative e una forma di neocolonialismo che sfrutta i territori. Dal confronto con le associazioni presenti è stato condiviso che la transizione energetica deve essere giusta e non un abuso a vantaggio delle multinazionali e a discapito del patrimonio naturale e dello sviluppo sostenibile.

Non si tratta solo di questioni locali, perché tutte sono accomunate dalla prospettiva politica adottata, che sostiene i processi dall’alto e il taglio delle procedure autorizzative, facendo leva sull’emergenza (tutta da dimostrare).

Il convegno ha voluto essere occasione per creare una rete di scambio, di confronto e supporto reciproco, un’occasione per stabilire nuovi rapporti di forza e consolidare una più trasparente narrazione della transizione energetica, bella espressione di facciata che spesso si traduce nella creazione di disastri ambientali.

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